Epilessia: quando il cervello non riesce più a “pulire” via le sue scorie

Epilessia: quando il cervello non riesce più a “pulire” via le sue scorie

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Si instaura un circolo vizioso causa di ulteriore danno neurale dovuto al permanere di questo materiale e di sostanze tossiche che andrebbero eliminate da cellule specializzate
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Per funzionare correttamente il nostro cervello dispone anche di un sistema di pulizia che spazza via i neuroni morti o danneggiati. Sarebbe proprio questa funzione di rimozione a saltare nel caso di alcune malattie, come l’epilessia, con il conseguente instaurarsi di un circolo vizioso di ulteriore danno neurale dovuto alla permanenza di questo materiale e di sostanze tossiche, usualmente eliminate velocemente da cellule specializzate.

Lo spiegano dalle pagine della rivista Plos Biology i ricercatori dell’Achucarro Basque Center for Neuroscience in Spagna che hanno visto come negli epilettici le cellule che pattugliano il cervello alla ricerca di oggetti da rimuovere, le cosiddette microglia (dal greco clèa, «colla»), non riconoscono più i neuroni morti. Non rispondendo più al danno neurale, questa popolazione di cellule immunitarie consentono un progressivo accumulo di detriti cellulari che darebbe origine ad uno stato infiammatorio, causa di un ulteriore danno cerebrale.

Lo studio è stato condotto su topi malati e su tessuti cerebrali di pazienti epilettici. In condizioni fisiologiche, infatti, le microglia cercano instancabilmente nemici, come cellule morte o malate da fagocitare, da rimuovere per difendere il sistema nervoso centrale. Queste cellule svolgono una funzione chiave anche nella rigenerazione tissutale, perché rimuovendo i detriti cellulari impediscono la ricaduta dei contenuti intracellulari tossici.

Proprio per la delicata funzione che svolgono, le cellule della microglia sono oggetto di grande attenzione da parte degli scienziati, che credono possano costituire un bersaglio per strategie terapeutiche interamente nuove tanto per il cervello che per altri organi.

Da alcuni annoverate tra le cause di perdita neurale nell’Alzheimer, osservata proprio in concomitanza con l’arrivo in loco delle microglia, queste cellule proteggerebbero invece il cervello contro l’Alzheimer, costituendo un barriera contro l’accumulo delle placche amilodi. Lo sostiene un recente studio della Scuola di Medicina della Yale University e pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuron, che ipotizza che differenze individuali nelle capacità della microglia di attaccare le placche possono aiutare a spiegare perché alcuni individui, pur con grandi quantità di placche amiloidi, non sviluppano mai i deficit cognitivi associati con il morbo di Alzheimer.

In altri individui, nei quali il processo di invecchiamento può rendere inefficace la microglia a contenere queste placche, si osserva perdita di memoria e capacità cognitive caratteristici del morbo di Alzheimer.

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