MATHIAS SINDELAR: IL MOZART DEL PALLONE CHE UMILIÒ LA GERMANIA NAZISTA

MATHIAS SINDELAR: IL MOZART DEL PALLONE CHE UMILIÒ LA GERMANIA NAZISTA

È il 3 aprile 1938, allo stadio Prater di Vienna scendono in campo due formazioni per un match che ha pochi eguali nella storia. Non è una gara ufficiale e nemmeno un’amichevole, è un addio.
L’ultima partita della nazionale austriaca che affronta la rivale tedesca.
Il 12 marzo le truppe di Berlino erano entrate in Austria dando così luogo all’Anschluss. Dopo un plebiscito farsa le bandiere uncinate sventolavano ovunque, in quella che, un tempo nazione autonoma, era diventata una provincia tedesca: l’Ostmark.
Un solo stato, un solo esercito, una sola nazionale di calcio. Volenti o nolenti i giocatori austriaci avrebbero dovuto indossare la divisa delle aquile. La “Partita della riunificazione”, così fu eufemisticamente chiamato il match del Prater, sarebbe stata l’ultima gara della nazionale austriaca.

Gli undici di Vienna scesero in campo non con la solita divisa bianconera ma con una biancorossa che ricordava i colori della bandiera ammainata. A capitanarli c’era Mathias Sindelar, il Mozart del pallone.
Nato in una famiglia poverissima, il padre morto durante la Grande Guerra, si era sempre dato da fare per aiutare la madre e le tre sorelle ad andare avanti. Innamorato del calcio, Mathias giocava per le strade della sua città, Kozlov, senza scarpe e con un pallone di stracci. Dai vicoli ai campi di calcio in pochi anni, Sindelar divenne presto un campione di fama internazionale, stella dell’Austria Vienna e di quella nazionale austriaca che contese alle selezioni più forti i campionati di calcio del 1934.
Ma Cartavelina, un altro dei suoi soprannomi, non è soltanto un centrocampista offensivo capace di mettere gli avversari con il sedere per terra e segnare gol straordinari. Mathias è un uomo con idee precise sul nazismo e sull’Anschluss. Odia le politiche antisemite del regime e rifiuta l’annessione del suo paese.
Per questo quel giorno al Prater scende in campo con un’idea fissa in testa: non indosserà mai la maglia della Germania. Ma questo non gli basta. Quella gara Mathias la vuole vincere a tutti i costi per dare uno schiaffo ai gerarchi nazisti venuti apposta per assistere alla morte della sua nazionale. E allora il Mozart del pallone con un ginocchio malandato corre, dribbla, propone, segna e festeggia sotto la tribuna delle autorità. Sul campo finisce 2 a 1 per l’Austria. Ma la partita continua dopo i novanta minuti quando Sindelar, in barba al protocollo, si rifiuta di salutare le autorità naziste. Per lui questa è la vittoria più grande.
Vittoria che secondo alcuni gli costerà la vita l’anno seguente, quando verrà ritrovato morto insieme alla sua fidanzata italiana di religione ebraica nel suo appartamento. La versione ufficiale delle autorità parla di avvelenamento da monossido di carbonio. Ma molti allora come oggi non ci credono.
Così finisce la vita di Mathias Sindelar, ma non la sua storia. Quella sarà raccontata per sempre.

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